Il cosiddetto "fattore Rh" si riferisce ad altre caratteristiche dei gruppi
sanguigni. Rhesus (abbreviazione "Rh") designa una specie di scimmia
(Macacus Rhesus): 60 anni fa, alcuni scienziati evidenziarono nel siero di cavie a
cui era stato iniettato sangue di scimmia della specie Macacus Rhesus un nuovo antigene
capace di determinare la comparsa di agglutinine specifiche anche nell'85% degli esseri
umani. Il termine Rhesus positivo si applica ai soggetti in cui tale antigene
è presente, mentre il rimanente 15% è chiamato Rhesus negativo.
Questa scoperta ha consentito di affinare ulteriormente la nozione di
compatibilità e di incompatibilità sanguigna tra donatore e ricevente.
Il fattore Rhesus riveste particolare importanza per le donne gravide:
in caso di incompatibilità sanguigna tra la madre e il feto (per esempio
quando la madre è Rh negativa e il bambino Rh positivo), il sistema immunitario
materno può produrre anticorpi anti-Rh che rischiano poi di aggredire le
cellule sanguigne del figlio.
Il sangue è un liquido che rappresenta il 7% del nostro
corpo. È responsabile delle più importanti funzioni
vitali.
Si compone di una parte liquida, il plasma, e di minuscoli
corpi invisibili ad occhio nudo, ma numerosi e attivi nel purificare
e difendere il corpo umano:
si tratta dei globuli bianchi, dei globuli rossi e delle piastrine.
Il sangue in base a particolari sostanze presenti nei globuli
rossi si differenzia in quattro tipi fondamentali: gruppo
A, gruppo B, gruppo AB e gruppo 0. Conoscere il proprio gruppo
sanguigno è molto importante.
I globuli rossi derivano dal midollo osseo ed hanno questo
colore perché ricchi di un pigmento a base di ferro:
l'emoglobina. Hanno la funzione di trasportare l'ossigeno
ai tessuti e l'anidride carbonica ai polmoni, perché
possa essere espulsa.
I globuli bianchi, più grandi di quelli rossi, hanno
il compito di combattere i processi infettivi e di ostacolare
la penetrazione dei germi nell'organismo
Le piastrine sono piccole particelle che si riuniscono in
ammassi in corrispondenza di una lesione della parete di
un vaso, così da formare un primo tappo che impedisca
l'uscita del sangue. Intervengono poi nel processo
della coagulazione che conduce alla formazione del tappo
definitivo e alla fine dell'emorragia. È grazie
alle piastrine che le ferite si rimarginano.
Riassumendo: i globuli rossi ossigenano l'organismo,
i bianchi ci difendono dalle infezioni e le piastrine sono
essenziali per la coagulazione. Insomma il sangue testimonia
lo stato di salute del nostro corpo e ci è indispensabile
per vivere. Servono 40.000 unità di sangue intero
per ogni milione d’abitanti.
In totale sono necessarie circa 2.300.000 unità di
sangue intero e 1.077.000 litri di plasma l'anno perché
il nostro Paese abbia quanto occorre.
Se ogni persona in grado di donarlo contribuisse anche con
una minima quantità di sangue in un anno, tutti i
problemi sarebbero risolti.
Le persone che hanno condotto un regime di vita "a
rischio", hanno il dovere morale e civile di astenersi
dalla donazione. Per questo, dopo la compilazione del modulo
di consenso, il donatore fa un colloquio riservato con un
medico così da rivelare l'eventuale esistenza
di controindicazioni alla donazione e fornire tutti i chiarimenti
necessari al potenziale donatore.
Il donatore non è responsabile del corretto uso del
sangue donato o dalle conseguenze che possono derivare dal
suo impiego. Il medico, dopo aver raccolto l'anamnesi,
cioè le notizie relative allo stato psicofisico e
comportamentale del donatore, valuta l'idoneità
alla donazione mediante un esame clinico generale che comprende
la misurazione della pressione arteriosa
e la frequenza cardiaca. Viene anche determinato il valore
dell'emoglobina mediante la puntura quasi indolore
del polpastrello di un dito, per assicurarsi che la donazione
di sangue venga fatta soltanto da chi dispone di valori
d'emoglobina pari o superiore ai limiti fissati dalla
legge.
Prima della donazione, è consentito l'assunzione
di tè, caffè, latte, succhi di frutta. A meno
che non sia previsto, in occasione della donazione, anche
il prelievo di campioni di sangue per le analisi di controllo
dello stato di salute del donatore: in questo caso occorre
il digiuno.
Il donatore viene invitato a leggere attentamente ed a compilare
un modulo informativo di consenso che verrà da lui
firmato nel momento del colloquio con il medico.
Un medico (o un infermiere professionale sotto la responsabilità
del medico) effettua il prelievo dal donatore che nel frattempo
è stato fato distendere su un apposito poltrona-lettino.
Viene apposto un laccio emostatico su un braccio e viene
inserito l'ago in una vena, previa accurata disinfezione
della cute. Il sangue defluisce spontaneamente fino a riempire
una sacca di raccolta in cui sono già contenuti un
liquido anticoagulante e altre sostanze utili alla conservazione
ottimale del sangue. Prima che l'ago venga estratto,
vengono riempite alcune provette per l'esecuzione
degli esami previsti dalla legge. Al termine della donazione,
il donatore viene invitato a rimanere disteso per qualche
minuto, quindi viene invitato a consumare una leggera colazione.
Il volume del prelievo di sangue è stabilito dal
D.M. 15/01/1991 (articolo 10) ed è uguale a 450 millilitri,
circa il 10%. Tale quantitativo è stato
determinato in modo da garantire contemporaneamente sia
un'adeguata preparazione degli emocomponenti (concentrati
di globuli rossi, piastrine, unità di plasma) sia
l'assenza di complicanze per il donatore.
Il numero massimo di donazioni di sangue intero nell'anno
non deve essere superiore a 4 per l'uomo e 2 per la donna
in età fertile; con intervallo minimo tra 2 donazioni
di 90 giorni. L'intervallo di tempo minimo tra 2 donazioni di plasma
e tra una di plasma e una di sangue intero è di 14 giorni;
tra una donazione di sangue intero e una di plasma l'intervallo è di un
mese. Lo stesso intervallo valido per la plasmaferesi vale per la
piastrinoaferesi. L'intervallo tra 2 donazioni multi-component varia
tra 14 e 180 giorni a seconda del tipo di componente oggetto del
prelievo.
La quota liquida del sangue viene ricostituita nell'arco
di poche ore, grazie a meccanismi fisiologici di recupero
che tendono a richiamare liquidi nel letto vascolare. La
quota corpuscolare (globuli rossi, bianchi e piastrine)
viene ricostituita in tempi variabili a seconda dell'elemento
cellulare considerato, ma comunque sempre entro pochi giorni.
Ogni individuo sano, d'età compresa
fra i 18 ed i 65 anni, di peso corporeo non inferiore ai
50 Kg. Al momento della donazione devono essere nella norma,
cioè nei limiti previsti dalla legge:
chi ha contratto, anche in passato, un'epatite virale
di tipo B o C (epatiti che tendono a persistere nel tempo
e vengono trasmesse attraverso il sangue);
chi fa uso abitudinario di sostanze stupefacenti;
chi fa uso eccessivo di bevande alcoliche (alcolisti cronici);
chi soffre di patologie cardiovascolari importanti.
Costituiscono, invece, causa d'esclusione temporanea:
la gravidanza in atto ed il puerperio per un anno dopo il
parto (o dopo un'interruzione di gravidanza);
gli interventi chirurgici in anestesia generale, negli ultimi
sei mesi;
cure odontoiatriche;
terapie;
allergie a farmaci;
le trasfusioni di sangue ricevute negli ultimi cinque anni;
il soggiorno in zone endemiche per la malaria, nei sei mesi
precedenti alla donazione, oppure l'attuazione di
una profilassi antimalarica nei tre anni precedenti;
i rapporti sessuali con persone sconosciute;
i rapporti sessuali o di convivenza con soggetti affetti
da epatite virale, tossicodipendenti o con comportamenti
a rischio per l'AIDS o le altre malattie trasmissibili
con il sangue.
Non idoneo a tutela della propria salute:
malattie autoimmuni;
malattie cardiovascolari;
malattie organiche del sistema nervoso centrale;
neoplasie o malattie maligne;
tendenza anomala all'emorragia;
crisi di svenimenti e/o convulsioni;
affezioni gastrointestinali, epatiche, urogenitali, ematologiche,
immunologiche, renali, metaboliche o respiratorie;
diabete.
La selezione del donatore viene effettuata dal personale
medico del Centro Trasfusionale; il colloquio riservato
è coperto dal segreto professionale, può fornire
l'opportunità anche per ottenere eventuali
chiarimenti.
La donazione di sangue può essere "occasionale"
o "periodica". Il donatore si definisce "periodico"
quando si reca regolarmente per più di due volte
presso una struttura trasfusionale per rinnovare l'atto
della donazione.
L'obiettivo di tutti i centri trasfusionali è,
attualmente, quello di arrivare ad avere la maggiore quota
possibile di donatori periodici che sono, come si può
intuire, più sicuri per il ricevente; infatti, la
più lunga osservazione del soggetto da parte dei
medici del servizio trasfusionale rende più attendibili
anche gli esiti dei controlli clinici e di laboratorio.
Fin dal 1869 vennero condotti esperimenti tesi a trovare
un mezzo che impedisse al sangue di coagulare, ma fu solo
nel 1914 che tre ricercatori, lavorando indipendentemente
in differenti parti del mondo, scoprirono che il Citrato
di Sodio impediva la coagulazione del sangue. Oggi il sangue
del donatore viene prelevato in sacche di plastica sterili
contenenti appositi anticoagulanti e conservanti, dei quali
il più comune e una soluzione di citrato, fosfato, destrosio, adenina,
brevemente indicato come CPD -A.
Il citrato presente nella soluzione impedisce al sangue
di coagulare, mentre il destrosio - adenina fornisce alle
cellule del sangue il nutrimento necessario a mantenerle
in vita.
Dato che i globuli rossi si deteriorano con l'invecchiamento
e nel sangue conservato avvengono varie modificazioni chimiche,
il sangue intero deve essere usato entro 35 giorni dal prelievo.
Attualmente, però, con l'aggiunta nelle sacche di
sostanze nutritive (Mannitolo + Adenina) il sangue può
essere conservato sino a 42 giorni anzi, se i globuli rossi
vengono congelati, possono essere conservati, a bassissima
temperatura, ancora più a lungo.
È un nuovo tipo di donazione che permette di realizzare,
in un'unica seduta, la raccolta di globuli rossi concentrati, piastrine
e plasma in varie associazioni tra loro.
Rispetta e tutela la salute del donatore in quanto permette di personalizzare
la donazione. Ciò significa che il donatore in base alle proprie
caratteristiche ematologiche e fisiche, donerà l'emocomponente
o gli emocomponenti la cui sottrazione comporterà le minime
variazioni dei valori normali. Assicura che il paziente nel pieno
rispetto della salute del donatore, riceva da quest'ultimo gli emocomponenti
con il giusto contenuto di emoglobina e di piastrine ottenendo così la
migliore risposta terapeutica.
Il plasma, o meglio le sue frazioni, sono indispensabili
per curare molte malattie, l'albumina, ad esempio, viene
usata per pazienti con gravi malattie al fegato; i fattori
della coagulazione per i pazienti emofilici; le gammaglubuline
per prevenire o curare diverse malattie infettive.
Possono donare il plasma tutti gli uomini e le donne di
età compresa tra i 18 e i 60 anni (55 se è
la prima donazione), di peso corporeo di almeno 47/48 Kg,
può farlo anche chi ha valori di emoglobina non sufficienti
per la donazione tradizionale e chi è portatore sano
di anemia mediterranea purché sia in buona salute
e abbia delle buone vene.
PUÒ ESSERCI LA TRASMISSIONE DI MALATTIE INFETTIVE EFFETTUANDO LA DONAZIONE DI PLASMA?
La donazione di plasma, come la donazione di sangue, si
pratica con materiale sempre nuovo e perfettamente sterile.
II donatore non viene mai in contatto con sangue di altra
origine o con materiale potenzialmente infetto. NON C'È
ALCUN RISCHIO DI TRASMISSIONE!
Alcune malattie del sangue, fra cui forme gravi di leucemia e l'anemia aplastica,
possono trovare possibilità di guarigione nel trapianto di midollo osseo.
Si può stimare che solo in Italia circa un migliaio di persone ogni anno,
di cui quasi la metà bambini, potrebbero trovare beneficio da questo tipo di intervento,
al quale, in molti casi non vi è alternativa per vivere.
Nell'ambito familiare è possibile trovare talvolta un donatore "compatibile"
(fratello o sorella). Purtroppo, anche a causa del tipo di vita moderno,
il numero dei figli in famiglia si riduce sempre più, assieme alla possibilità
di trovare il donatore nell'ambito della famiglia stessa.
Da qui la necessità di ricercare persone disponibili,
con un minimo di sacrificio personale, a offrirsi come donatori di midollo osseo.
COS'È IL MIDOLLO OSSEO UTILIZZATO PER IL TRAPIANTO?
Il midollo osseo utilizzato per il trapianto (detto in termine tecnico "midollo emopoietico")
si presenta alla vista come sangue e viene prelevato solitamente dalle ossa del bacino
(ossa iliache); esso svolge la funzione di produrre i globuli bianchi, i globuli rossi e le
piastrine. Il midollo osseo non è quindi il midollo spinale.
IN COSA CONSISTE L'OPERAZIONE DI TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO?
L'operazione di trapianto del midollo osseo consiste in due fasi distinte: la prima,
durante la quale il paziente viene sottoposto a chemioterapia e/o radioterapia,
ha lo scopo di distruggere tutte le cellule midollari del paziente stesso (fra cui ovviamente
anche quelle malate); la seconda consiste nel somministrare al paziente,
mediante trasfusione, il midollo osseo prelevato dal donatore.
Le cellule midollari riescono a trovare da sole la strada per inserirsi al posto che
compete loro ed iniziare a produrre. In un periodo variabile normalmente tra una e due
settimane dopo il trapianto si incominciano a vedere i primi risultati,
con la comparsa nella circolazione sanguigna, di globuli bianchi nuovi e successivamente
anche delle altre componenti del sangue (globuli rossi e piastrine).
Qualunque individuo di età compresa fra i 18 (per motivi legali) e i 35 anni
(per motivi medici), che abbia un peso corporeo superiore a 50 Kg, può
essere un donatore di midollo osseo purché, ovviamente, non sia affetto da
malattie del sangue o da altre gravi forme infettive (AIDS, HIV, epatite...).
A CHE COSA È SOTTOPOSTO IL DONATORE CHE VIENE TROVATO COMPATIBILE CON UN PAZIENTE?
Il prelievo di midollo osseo avviene in anestesia generale, con un intervento della durata
media di circa 45 minuti. Durante l'anestesia viene prelevata, mediante ripetute punture
delle ossa del bacino, la quantità necessaria di midollo osseo, che è
variabile in funzione dell'età e del peso del paziente (mediamente circa 1000 cc).
Dopo il prelievo si preferisce tenere il donatore sotto controllo per 12-24 h prima di inviarlo
a casa e si consiglia comunque un periodo precauzionale di riposo di 4-5 giorni.
Il rischio correlato al prelievo è essenzialmente quello anestesiologico ed è
quantificabile in circa 1:30/35.000. Normalmente comporta solo un lieve dolore nella zona
di prelievo, dolore che, all'uscita dall'ospedale, si è di norma trasformato in un
indolenzimento destinato a sparire in pochi giorni.
Durante il prelievo di midollo viene di solito trasfusa una unità di sangue
precedentemente prelevata al donatore stesso circa una settimana prima. Questo garantisce al
donatore l'assenza di rischi di infezione da trasfusione.
Il midollo prelevato al donatore si ricostituisce nell'arco di due settimane circa,
riportando quindi il donatore stesso nella situazione di partenza, senza alcuna menomazione.
Per diventare donatori di midollo osseo è sufficiente sottoporsi al prelievo
di un campione di sangue (come per un anormale analisi) e firmare l'adesione al
Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo. I risultati delle analisi vengono
poi inseriti in un archivio elettronico gestito a livello nazionale.
In seguito, al riscontro di prima compatibilità con un paziente, il donatore sarà
chiamato ad ulteriori prelievi di sangue, per definire ancora meglio il livello di
compatibilità.
Il donatore di midollo osseo è un donatore atipico, in quanto non è
paragonabile al donatore di sangue che con regolarità si sottopone a prelievi,
ma è un individuo che offre la propria disponibilità, nel raro caso di
compatibilità con un paziente, a sottoporsi ad un prelievo fastidioso ma che non
comporta alcuna menomazione e soprattutto permette di salvare una vita.
I donatori di organi sono persone di qualunque età che muoiono in ospedale
nelle Unità di Rianimazione, a causa di una lesione irreversibile al cervello
(emorragia, trauma cranico, aneurisma etc.) o di un prolungato arresto cardiaco,
accertato tramite elettrocardiogramma per almeno 20 minuti, che abbiano prodotto la
totale distruzione delle cellule cerebrali causando la morte del paziente per irreversibile
e completa cessazione dell'attività cerebrale.
Tutti gli organi sono prelevabili. In presenza di malattie infettive trasmissibili,
l'idoneità dell'organo al trapianto è scrupolosamente
valutata dai medici con specifici esami. In qualche caso, la malattia di uno o più
organi non pregiudica la utilizzazione di altri organi o tessuti per il trapianto.
Il principio del silenzio assenso (capo II, legge 1 aprile 1999, n.91) non è ancora applicato, in quanto non è stata ancora costituita un'anagrafe informatizzata dei cittadini assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale che permetta la notifica ad ogni cittadino, da parte di un Pubblico Ufficiale, di un modulo per la dichiarazione di volontà in cui si informa lo stesso che, in mancanza di una esplicita dichiarazione, si presume il consenso alla donazione. In questo periodo transitorio la legge stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito, per cui a chiunque è data la possibilità di dichiarare validamente la propria volontà scegliendo una delle modalità di seguito indicate:
il tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio 2000 da portare
sempre con sé;
la registrazione della volontà sulla banca dati del Ministero della Salute
effettuata presso gli sportelli ASL abilitati;
una dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti
scritta su un comune foglio bianco che riporti nome, cognome, data e luogo di nascita,
data e firma;
la tessera o l'atto olografo dell'AIDO.
In mancanza di una esplicita dichiarazione espressa in vita, i familiari
(coniuge non separato o convivente more uxorio o figli maggiorenni o genitori)
possono presentare opposizione scritta al prelievo durante il periodo di accertamento
di morte. L'opposizione non è consentita se dai documenti personali di cui sopra
o dalle dichiarazioni depositate presso le ASL di appartenenza,
risulta che il soggetto abbia espresso volontà favorevole al prelievo di organi e tessuti.
Il prelievo non ha luogo se viene presentata una dichiarazione del potenziale donatore,
contraria alla donazione, successiva alla precedente dichiarazione favorevole.
Il trapianto è un'efficace terapia per alcune gravi malattie che colpiscono
gli organi o tessuti del corpo umano e che non sono curabili in altro modo.
Grazie all'esperienza acquisita negli ultimi anni il trapianto consente al paziente
una durata e una qualità di vita che nessun'altra terapia è in grado di garantire.
Non tutti i pazienti che necessitano di trapianto però possono riceverlo a causa
dello scarso numero di donatori.
Quando sia stata accertata e documentata la morte encefalica o morte cerebrale,
stato definitivo e irreversibile.
L'accertamento e la certificazione di morte sono effettuati da un collegio di tre medici
(medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo) diversi da chi ha constatato
per primo la morte e indipendenti dall'équipe che effettuerà il prelievo
e trapianto. Questi medici accertano la cessazione totale e irreversibile di ogni
attività del cervello per un periodo di osservazione non inferiore a 6 ore
consecutive per gli adulti e i bambini in età superiore a cinque anni; non inferiore alle
12 ore consecutive per i bambini di età compresa tra uno e cinque anni e non
inferiore alle 24 ore consecutive nei bambini di età inferiore ad un anno.
QUALI SONO GLI ORGANI E I TESSUTI CHE SI POSSONO PRELEVARE?
Gli organi che si possono prelevare sono i reni, il fegato, il cuore, il pancreas,
i polmoni e l'intestino; mentre i tessuti sono le cornee, il tessuto osseo, le cartilagini,
i tendini, la cute, le valvole cardiache, i vasi sanguigni.